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Questo blog nasce per pura curiosità e per qualche insegnamento molto superficiale, la radioattività è un argomento molto complesso e vasto e difficile da capire se non si hanno le basi; questo blog cerca di "insegnare" queste piccole basi molto semplicemente! In oltre, parliamo di notizie recenti e non, riguardanti la radioattività cercando di essere i più concreti e semplici possibili...
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mercoledì 1 maggio 2013
Fukushima fa acqua. La radioattività nel terreno aumentata di 10 volte in due giorni!
Avete presente le perdite di acqua radioattiva dai pozzi di Fukushima e il fantoziano difetto di installazione che li affligge? Ebbene, adesso si vedono i risultati. Ovviamente avvelenati!!!.
In due soli giorni è aumentata di 10 volte la radioattività nel terreno in prossimità del pozzo numero 10. Stanno trasferendo l’acqua radioattiva dal pozzo in una cisterna con un tubo che ha tutto l’aspetto di quelli utilizzati per innaffiare il giardino.
Un esperto mandato dalla Prefettura ha definito dilettantesco il modo in cui opera la Tepco, la società proprietaria della centrale nucleare afflitta da triplo metldown.
Il New York Times non la tratta meglio. Riporta il giudizio di un esperto secondo il quale la Tepco non opera secondo una pianificazione a lungo termine ma affronta giorno per giorno le questioni più urgenti senza avere neanche il tempo di pensare al domani. Intanto il problema di stoccare l’acqua radioattiva si aggrava al ritmo di 280 litri circa al minuto.
"Hanno finito lo spazio attorno alla centrale nucleare. Torna la vecchia domanda: la butteranno a mare?"
La notizia della radioattività aumentata di 10 volte in due giorni nel terreno accanto al pozzo numero 10 viene dal blog Ex-Skf, che traduce dal giapponese in inglese notizie su Fukushima altrimenti destinate a non trovare eco fuori dal Giappone. La fonte è la stessa Tepco; le analisi sono state effettuate il 25 e il 27 aprile.
Sempre Ex-Skf trasferisce dell’acqua da un pozzo-colabrodo ad un container di metallo; ed
aggiunge che la prefettura di Fukushima ha mandato un gruppo di esperti a fare un sopralluogo nella centrale nucleare: essi sono stati spaventati da ciò che hanno visto; sostengono in sostanza che, comportandosi in modo meno dilettantesco, sarebbe stato possibile evitare le perdite di acqua radioattiva.
Anche il New York Times ha duramente criticato, ieri, il modo in cui a Fukushima viene gestita l’emergenza acqua.
L’acqua della falda sotterranea filtra al ritmo di circa 280 litri al minuto negli edifici che ospitavano i reattori nucleari fusi e squassati dalle esplosioni. Diventa fortemente radioattiva; viene estratta e stoccata.
Il problema era ben noto fin dai primi tempi della crisi. Per fermare il flusso d’acqua sotterranea dalle montagne verso Fukushima (che è situata in riva al Pacifico) sarebbe stato necessario costruire un muraglione in profondità nel terreno; la Tepco ha rifiutato, nota il New York Times (costava caro, aggiungo io) e il Governo giapponese non ha insistito.
Così ora tutta l’area attorno a Fukushima è tappezzata di serbatoi di acqua radioattiva. Hanno deciso di tagliare un bosco lì accanto per avere altro spazio destinato allo stoccaggio.
E poi? L’unica prospettiva implicita dei giapponesi tratteggiata dal New York Time è che in futuro l’acqua venga trattata per eliminare il grosso della radioattività e poi buttata nel’oceano.
Chissà se l’idea sarà apprezzata dai pescatori giapponesi dagli altri Paesi che si affacciano sul Pacifico…!!!
Cinghiali radioattivi, ultime notizie: altri dieci esemplari radioattivi nell’Ossola
A un paio di mesi dalle prime positività al cesio 137, altri dieci cinghiali radioattivi sono stati trovati nell’Ossola, nel nord del Piemonte. In otto esemplari della valle Vigezzo e due della valle Anzasca testati all’Istituto zooprofilattico di Torino sono state riscontrate tracce di cesio 137.Si tratta di un risultato in contrasto con l’esame eseguito un mese fa dall’ASL del Verbano Cusio Ossola che aveva dato esiti negativi ai test sulla presenza di radiazioni.
domenica 14 aprile 2013
Saluggia, fuoriuscite da vasca dell’impianto nucleare Sogin: “Nessun allarme”
Notizia del: 11 aprile 2013
Perdite di liquido radioattivo dall'area di stoccaggio dove si sono aperte due fessure. L'Arpa: "Contaminazione circoscritta". Intanto un consigliere comunale e il sindaco di un paese vicino hanno presentato esposti alle Procure di Vercelli e Torino.
Un’altra tegola si abbatte sulla Sogin, la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, per la gestione dell’impianto nucleare Eurex di Saluggia, Vercelli.
Sono state riscontrate almeno due fessure dalle quali fuoriesce liquido radioattivo. Dall’Arpa – l’Agenzia regionale per la protezione ambientale – assicurano che al momento non c’è nessun allarme ambientale, anche se la Sogin ha segnalato la questione alla prefettura di Vercelli ed i liquidi contenuti nella vasca in questione non vengono scaricati da almeno due anni nella vicina Dora Baltea, proprio perché troppo contaminati. “Abbiamo prelevato dei campioni di terreno nella zona circostante – spiega Laura Porzio, responsabile siti nucleari per l’Arpa Piemonte – e dalle prime analisi pare che la contaminazione sia circoscritta. Stiamo attendendo l’esito di esami più specifici per capire quanto è estesa la contaminazione e se c’è stato l’inquinamento della falda acquifera”.
Nonostante le rassicurazioni e le cautele del caso la situazione non sembra essere delle più confortanti. La radioattività anomala dei liquidi della vasca, ormai praticamente piena, non permette di svuotarla da molto tempo; tale situazione è stata anche confermata dal ministero dello Sviluppo Economico, direzione generale per l’energia nucleare. La Sogin ha scoperto le due fessurazioni proprio durante i lavori avviati per coprire la vasca ed evitare che si riempisse ulteriormente di acqua piovana, in modo da scongiurare eventuali traboccamenti pericolosi per l’ambiente.
Dalla Sogin precisano di aver informato gli enti locali, l’Arpa, la prefettura, l’Asl e l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) più per una questione legata alla trasparenza informativa che non alla reale emergenza ambientale. “Facendo dei lavori di scavo – spiega Davide Galli, responsabile disattivazione impianti e centrali del nord Italia per la Sogin – si sono aperte queste due fessurazioni, e si è visto un trasudamento che ha bagnato il terreno circostante. Ci sono deboli segni di contaminazione ed il fenomeno è circoscritto. Ora dobbiamo svuotare la vasca e poi pulire il fondo. L’evento che comunque si è verificato è assolutamente irrilevante”.
In attesa dei risultati di analisi più specifiche, le rassicurazioni fatte in questi mesi e ripetute anche a seguito delle scoperta delle fessure non sembrano però tranquillizzare la popolazione. Sono stati presentati già due esposti alle Procure di Vercelli e Torino, in merito alla gestione del sito, da Paola Olivero, consigliere comunale di Saluggia, e da Luigi Borasio, sindaco di Verolengo, comune limitrofo. Una gestione problematica anche alla luce di come sono stati condotti i lavori di messa in sicurezza della vasca in questione. Con una nota del 17 ottobre 2012, un mese dopo l’allarme lanciato per la vasca stracolma, la Sogin ha indicato la tempistica degli interventi da attuare per lo svuotamento della vasca stessa. Il completamento delle operazioni era previsto per marzo 2013, data ampiamente non rispettata e, secondo un tecnico nucleare che preferisce mantenere l’anonimato, del tutto irrealistica. “Le operazioni di bonifica non sono neanche iniziate – spiega il tecnico – è cominciato solo il montaggio di una tenda per riparare la vasca dalla pioggia. Questi interventi non sono semplici, potrebbero volerci degli anni. Inoltre dopo otto mesi dalla prima segnalazione, nonostante le ripetute richieste avanzate in tutte le sedi istituzionali, compreso il Parlamento, ancora non è dato sapere né come né quando sia stata causata l’indebita contaminazione del WP719, al cui interno sono già stati individuati Cesio e Americio oltre i limiti. Non è possibile neanche sapere quale sia l’entità esatta del problema e quali e quanti altri materiali radioattivi siano presenti”.
“Eravamo preoccupati prima – spiega Paola Olivero – e lo siamo ancor di più ora che sono state scoperte queste falle dalle quali fuoriesce liquido radioattivo. Il ministero dello Sviluppo Economico tra l’altro ha già dichiarato che, a causa degli elevati livelli di contaminazione nella vasca, fra cui Cesio 137 e Americio 241, si dovrà procedere al recupero del suo contenuto e proseguire il trattamento di liquidi e sedimenti come rifiuti radioattivi, con un sistema dedicato. Non si sa ancora perché il liquido contenuto in questa vasca abbia dei valori di radioattività troppo elevati per essere scaricato nel fiume. La vasca, che ha oltre cinquant’anni, non fu progettata per svolgere la funzione di deposito e stoccaggio, tanto che l’Ispra, in una nota del 9 gennaio scorso, afferma che è in corso una anomalia rispetto alla normale conduzione dell’impianto. E’ altresì collocata in un’area a forte edificazione e transito di mezzi pesanti, che provocano forti vibrazioni, trovandosi nei pressi del cantiere dove stanno costruendo un nuovo deposito nucleare. La vasca si trova lungo il corso del fiume, in prossimità dei pozzi dell’acquedotto del Monferrato che serve oltre cento comuni”. “Qualche” elemento di preoccupazione effettivamente c’è.
Perdite di liquido radioattivo dall'area di stoccaggio dove si sono aperte due fessure. L'Arpa: "Contaminazione circoscritta". Intanto un consigliere comunale e il sindaco di un paese vicino hanno presentato esposti alle Procure di Vercelli e Torino.
Un’altra tegola si abbatte sulla Sogin, la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, per la gestione dell’impianto nucleare Eurex di Saluggia, Vercelli.
Sono state riscontrate almeno due fessure dalle quali fuoriesce liquido radioattivo. Dall’Arpa – l’Agenzia regionale per la protezione ambientale – assicurano che al momento non c’è nessun allarme ambientale, anche se la Sogin ha segnalato la questione alla prefettura di Vercelli ed i liquidi contenuti nella vasca in questione non vengono scaricati da almeno due anni nella vicina Dora Baltea, proprio perché troppo contaminati. “Abbiamo prelevato dei campioni di terreno nella zona circostante – spiega Laura Porzio, responsabile siti nucleari per l’Arpa Piemonte – e dalle prime analisi pare che la contaminazione sia circoscritta. Stiamo attendendo l’esito di esami più specifici per capire quanto è estesa la contaminazione e se c’è stato l’inquinamento della falda acquifera”.
Nonostante le rassicurazioni e le cautele del caso la situazione non sembra essere delle più confortanti. La radioattività anomala dei liquidi della vasca, ormai praticamente piena, non permette di svuotarla da molto tempo; tale situazione è stata anche confermata dal ministero dello Sviluppo Economico, direzione generale per l’energia nucleare. La Sogin ha scoperto le due fessurazioni proprio durante i lavori avviati per coprire la vasca ed evitare che si riempisse ulteriormente di acqua piovana, in modo da scongiurare eventuali traboccamenti pericolosi per l’ambiente.
Dalla Sogin precisano di aver informato gli enti locali, l’Arpa, la prefettura, l’Asl e l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) più per una questione legata alla trasparenza informativa che non alla reale emergenza ambientale. “Facendo dei lavori di scavo – spiega Davide Galli, responsabile disattivazione impianti e centrali del nord Italia per la Sogin – si sono aperte queste due fessurazioni, e si è visto un trasudamento che ha bagnato il terreno circostante. Ci sono deboli segni di contaminazione ed il fenomeno è circoscritto. Ora dobbiamo svuotare la vasca e poi pulire il fondo. L’evento che comunque si è verificato è assolutamente irrilevante”.
In attesa dei risultati di analisi più specifiche, le rassicurazioni fatte in questi mesi e ripetute anche a seguito delle scoperta delle fessure non sembrano però tranquillizzare la popolazione. Sono stati presentati già due esposti alle Procure di Vercelli e Torino, in merito alla gestione del sito, da Paola Olivero, consigliere comunale di Saluggia, e da Luigi Borasio, sindaco di Verolengo, comune limitrofo. Una gestione problematica anche alla luce di come sono stati condotti i lavori di messa in sicurezza della vasca in questione. Con una nota del 17 ottobre 2012, un mese dopo l’allarme lanciato per la vasca stracolma, la Sogin ha indicato la tempistica degli interventi da attuare per lo svuotamento della vasca stessa. Il completamento delle operazioni era previsto per marzo 2013, data ampiamente non rispettata e, secondo un tecnico nucleare che preferisce mantenere l’anonimato, del tutto irrealistica. “Le operazioni di bonifica non sono neanche iniziate – spiega il tecnico – è cominciato solo il montaggio di una tenda per riparare la vasca dalla pioggia. Questi interventi non sono semplici, potrebbero volerci degli anni. Inoltre dopo otto mesi dalla prima segnalazione, nonostante le ripetute richieste avanzate in tutte le sedi istituzionali, compreso il Parlamento, ancora non è dato sapere né come né quando sia stata causata l’indebita contaminazione del WP719, al cui interno sono già stati individuati Cesio e Americio oltre i limiti. Non è possibile neanche sapere quale sia l’entità esatta del problema e quali e quanti altri materiali radioattivi siano presenti”.
“Eravamo preoccupati prima – spiega Paola Olivero – e lo siamo ancor di più ora che sono state scoperte queste falle dalle quali fuoriesce liquido radioattivo. Il ministero dello Sviluppo Economico tra l’altro ha già dichiarato che, a causa degli elevati livelli di contaminazione nella vasca, fra cui Cesio 137 e Americio 241, si dovrà procedere al recupero del suo contenuto e proseguire il trattamento di liquidi e sedimenti come rifiuti radioattivi, con un sistema dedicato. Non si sa ancora perché il liquido contenuto in questa vasca abbia dei valori di radioattività troppo elevati per essere scaricato nel fiume. La vasca, che ha oltre cinquant’anni, non fu progettata per svolgere la funzione di deposito e stoccaggio, tanto che l’Ispra, in una nota del 9 gennaio scorso, afferma che è in corso una anomalia rispetto alla normale conduzione dell’impianto. E’ altresì collocata in un’area a forte edificazione e transito di mezzi pesanti, che provocano forti vibrazioni, trovandosi nei pressi del cantiere dove stanno costruendo un nuovo deposito nucleare. La vasca si trova lungo il corso del fiume, in prossimità dei pozzi dell’acquedotto del Monferrato che serve oltre cento comuni”. “Qualche” elemento di preoccupazione effettivamente c’è.
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