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Questo blog nasce per pura curiosità e per qualche insegnamento molto superficiale, la radioattività è un argomento molto complesso e vasto e difficile da capire se non si hanno le basi; questo blog cerca di "insegnare" queste piccole basi molto semplicemente! In oltre, parliamo di notizie recenti e non, riguardanti la radioattività cercando di essere i più concreti e semplici possibili...
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martedì 10 dicembre 2013
Fukushima, buttare nel Pacifico 380.000 tonnellate di acqua radioattiva
Una delegazione dell’Iaea (l’agenzia dell’Onu per l’energia nucleare) oggi ha concluso una missione a Fukushima impartendo una sia pur indiretta benedizione al suggerimento del consulente cow boy ingaggiato dalla Tepco, la società proprietaria della centrale nucleare in avaria. Secondo questo esperto statunitense la soluzione migliore è buttare nell’oceano Pacifico le circa 380.000 tonnellate di acqua radioattiva finora accumulatesi nei serbatoi costruiti attorno alla centrale con tre reattori in meltdown. E’ acqua parzialmente – ma non completamente – decontaminata. L’Iaea non ha detto esattamente che bisogna buttarla a mare, questo no: ha però affermato che bisognaconsiderare questa possibilità.
Rispetto all’immensità del Pacifico, 380.000 tonnellate di acqua radioattiva sono come unosputacchio in un fiume. Ma ogni giorno già entrano nel Pacifico 300 tonnellate di acqua della falda sotterranea contaminate dalla radioattività di Fukushima (ultimamente però si parla di 400 tonnellate al giorno). Inoltre la radioattività non si diluisce istantaneamente ed omogeneamente nella vastità dell’oceano: tende invece ad essere assorbita dai pesci. Resterà quindi nella catena alimentare per decenni, addirittura per secoli.
Dal marzo 2011, cioè dall’inizio della crisi nucleare, a Fukushima si continua a versare acqua sui tre reattori in meltdown per raffreddarli e per impedire la ripresa delle reazioni nucleari. E’ pur vero che nessuno ha idea di dove si trovi il combustibile nucleare fuso, e dunque nessuno sa fino a che punto il raffreddamento sia efficace: però versare acqua sui reattori è l’unica cosa che si può fare per cercare di mantenere in qualche modo sotto controllo la situazione.
L’acqua versata sui reattori entra in contatto con il materiale radioattivo e diventa a sua voltaradioattiva. Viene dunque estratta, sottoposta ad una decontaminazione che riguarda soprattutto il cesio, l’elemento radioattivo più abbondante. Non viene però eliminata una quantità significativa di altri elementi radioattivi, come il trizio e lo stronzio.
Un crescente numero di serbatoi viene assemblato attorno a Fukushima per stoccare l’acqua estratta dai reattori. Alcuni serbatoi sono di scarsa qualità e di basso prezzo: costruiti per non durare. La delegazione dell’Iaea che ha visitato Fukushima, riferisce Associated Press, ha notato deiprogressi nelle operazioni di bonifica (è iniziata fra l’altro l’estrazione del combustibile nuclearedalla piscina di raffreddamento pericolante) pur sottolineando che la situazione rimane difficile e complicata.
La delegazione inoltre ha esaminato il problema dell’accumulo crescente di acqua radioattiva neiserbatoi, dicendo che la Tepco dovrebbe soppesare tutte le opzioni, compresa quella di versarla in mare dopo aver effettuato studi di impatto ambientale e nel rispetto delle norme di legge. Mia traduzione dell’ultima frase: se l’acqua è troppo radioattiva, basta che la diluiscano.
Si calcola che ciascuno dei circa mille serbatoi d’acqua di Fukushima contenga 10 terabequerel di Stronzio 90, un elemento radioattivo legato alla leucemia che può entrare nella catena alimentare depositandosi nelle ossa dei pesci.
sabato 23 novembre 2013
Scandalo Fukushima: La centrale andava chiusa molti anni prima del disastro, situazione fuori controllo
Le conseguenze potrebbero essere devastanti a livello globale, ma tutti oscurano la verità.
Le pesanti ondate di radiazioni potrebbero investire tutti i paesi limitrofi al Giappone ed anche il Nord America, il disastro potrebbe essere causato dal crollo dei bacini di combustibile, dalla fusione del terreno, da un grosso incendio o peggio se una barra si rompesse, si impigliasse nel suolo o si rompesse. Esperti nucleari dicono: “non resterebbe che evacuare l’emisfero nord della Terra e spostarsi tutti a sud dell’equatore, la rimozione dei materiali radioattivi dai bacini del combustibile di Fukushima è una questione di sopravvivenza umana”. Ed ancora il Japan Times: “Le conseguenze potrebbero essere di gran lunga più gravi di qualsiasi incidente nucleare che il mondo abbia mai visto, ognuna di queste situazioni potrebbe portare a massicci rilasci di radionuclidi mortali nell’atmosfera, mettendo in grave rischio gran parte del Giappone ed anche i paesi vicini. Invece il Washington Blog afferma: “Il Giappone ha cercato disperatamente di coprire la verità per due anni e mezzo e solo ora ha ammesso che da due anni sta rilasciando enormi quantità di acqua radioattiva che, attraverso le falde sotterranee, si riversano nell’Oceano Pacifico.” Ma non solo il Giappone anche i media, i politici ed i tecnici hanno sin da subito oscurato la situazione ai nostri occhi.
domenica 3 novembre 2013
Nel 1983 il mondo fu a un passo dalla guerra nucleare: i documenti top secret che raccontano l'incredibile storia
Una guerra nucleare. Fu quello che si sfiorò nel 1983, ma che è rimasto all'oscuro. Fino ad oggi. Nel novembre del 1983, gli Usa e i loro alleati della Nato condussero una serie di esercitazioni militari, denominate "Operation Able Archer", talmente realistiche dal convincere i russi della possibilità di un attacco nucleare sul loro territorio. Quando l'allora governo conservatore britannico venne informato del rischio dai servizi segreti, il premier Margaret Thatcher ordinò ai suoi funzionari di fare pressione sugli americani affinché un simile errore non si ripetesse.
Tutto questo è stato rivelato grazie a una serie di documenti top secret, ora desecretati, ottenuti da Peter Burt, direttore del Nuclear Information Service (Nis), un'organizzazione impegnata contro la proliferazione delle armi nucleari. "Questi documenti testimoniano un momento di svolta nella storia moderna, il punto nel quale un allarmato governo Thatcher si rende conto che bisogna mettere fine alla Guerra Fredda e inizia a convincere gli alleati americani a fare altrettanto", spiega Burt al quotidiano britannico Guardian.
Able Archer, che prevedeva lo spostamento di 40mila militari Usa e della Nato attraverso l'Europa occidentale ed era coordinato da un sistema criptato di comunicazioni, immaginava uno scenario nel quale le Forze Blu (Nato) intervenivano a difesa dei loro alleati dopo che le Forze Arancioni (Patto di Varsavia) avevano invaso la Jugoslavia a seguito di sommovimenti politici interni. Le Forze Arancioni, secondo lo scenario ipotizzato nell'esercitazione, avevano poi anche invaso la Finlandia, la Norvegia e la Grecia. In breve, il conflitto immaginario subiva un'escalation che prevedeva l'uso di armi chimiche e nucleari.
A quanto riporta l'Adnkronos, secondo Paul Dibb, che in passato è stato direttore della Joint Intelligence Organisation (Jio), gli ex servizi di intelligence australiani, l'esercitazione militare Nato del 1983 costituì per la pace nel mondo una minaccia ancora più grave di quella della crisi dei missili di Cuba del 1962. "Able Archer avrebbe potuto dare il via alla catastrofe definitiva".
Ad aumentare il rischio di una fatale incomprensione tra i due schieramenti era soprattutto il contesto storico nel quale avvenne l'esercitazione. Due mesi prima, nel settembre del 1983, i russi avevano abbattuto un Boeing 747 delle linee aeree coreane, uccidendo le 269 persone a bordo, credendo che l'aereo fosse un velivolo spia americano. In precedenza, il presidente Usa Ronald Reagan aveva pronunciato il famoso discorso nel quale definiva l'Unione Sovietica "l'impero del male", annunciando i suoi piani di "Guerre Stellari" per la realizzazione di un sistema di difesa strategico.
La diffidenza reciproca tra i due blocchi era quindi ai massimi livelli. Dopo l'avvio dell'esercitazione della Nato, il Cremlino diede l'ordine di decollo a una decina di bombardieri nucleari dislocati in Germania est e Polonia. Circa 70 rampe di lancio dei missili SS-20 vennero poste in stato di allerta, mentre i sottomarini sovietici armati con missili nucleari vennero inviati sotto i ghiacci dell'Artico, per sfuggire ai sistemi di rilevamento della Nato. All'inizio, i comandanti della Nato pensarono che le mosse sovietiche fossero a loro volta una esercitazione militare ordinata da Mosca.
I documenti ottenuti da Peter Burt indicano invece quanto fatale potesse rivelarsi quell'equivoco. In un rapporto desecretato del Joint Intelligence Commitee (Jic) britannico si legge: "Non possiamo escludere la possibilità che almeno alcuni funzionari e ufficiali sovietici possano avere male interpretato Able Archer 83 e considerino altre esercitazioni nucleari come una reale minaccia".
L'allora segretario di Downing Street, Sir Robert Armstrong, in un briefing alla Thatcher spiegò che la risposta sovietica non aveva le caratteristiche di un'esercitazione perchè "avveniva durante un'importante festività sovietica, aveva la forma di una reale attività militare e di allerta, non solo di un'esercitazione ed era limitata geograficamente in un'area, l'Europa centrale, coperta dall'esercitazione della Nato".
In sintesi, l'Unione Sovietica temeva un attacco della Nato mascherato da esercitazione militare. Gran parte delle informazioni di intelligence contenute nel briefing per il primo ministro, inoltre, provenivano da Oleg Gordievskij, l'ex doppio agente segreto al servizio dell'intelligence britannica. La Thatcher, rivelano ancora i documenti, prese talmente sul serio la minaccia derivante da un catastrofico malinteso, che ordinò ai suoi funzionari di "considerare quanto può essere fatto per impedire il rischio che l'Unione Sovietica reagisca in maniera spropositata a causa di una interpretazione sbagliata delle intenzioni occidentali". Il premier chiese quindi di "prendere urgentemente" misure per convincere gli americani del rischio.
Il ministero della Difesa e quello degli Esteri stesero allora una bozza di documento da sottoporre all'attenzione di Washington, nella quale si proponeva che d'ora in avanti "la Nato dovrebbe informare regolarmente l'Unione Sovietica sulle previste attività di esercitazioni militari che comprendono simulazioni nucleari". Il briefing che tanto allarmò la Thatcher finì anche sulla scrivania di Reagan, che volle incontrare personalmente la spia Gordievskij. Secondo le ricostruzioni, il presidente Usa rimase talmente colpito dagli argomenti presentatigli, che si convinse della necessità di un approccio diverso con l'Unione Sovietica.
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