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Questo blog nasce per pura curiosità e per qualche insegnamento molto superficiale, la radioattività è un argomento molto complesso e vasto e difficile da capire se non si hanno le basi; questo blog cerca di "insegnare" queste piccole basi molto semplicemente! In oltre, parliamo di notizie recenti e non, riguardanti la radioattività cercando di essere i più concreti e semplici possibili...

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sabato 6 ottobre 2018

La centrale "Solar Chernobyl"

E chi l'avrebbe mai detto, dopo tanti anni si parla nuovamente di energia elettrica in quel di Chernobyl, ma stavolta non più di energia nucleare ma di energia solare, si avete letto bene energia elettrica SOLARE. Costruito soltanto a 100 m dal reattore N°4 esploso il 26 aprile del 1986 la centrale fotovoltaica chiamata "Solar Chernobyl" può produrre ben 1 megawatt di energia elettrica in oltre il nuovo impianto è allacciato alla stessa linea elettrica a cui era collegata la centrale nucleare, anche se è ancora in fase di test è pronto a fornire energia elettrica ai cittadini.

giovedì 15 febbraio 2018

SONO TORNATO

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sabato 26 aprile 2014

Bonifica di Fukushima, di male in peggio: i giapponesi prendono lezioni a Chernobyl

L’acqua radioattiva della centrale nucleare non minaccia (ancora) la Cina...

La Cina sta controllando l’Oceano Pacifico ad occidente del Giappone fin dal disastro nucleare di Fukushima Daiichi del marzo 2011, e in un comunicato conferma che i prelievi proseguiranno «Al fine di salvaguardare i diritti e gli interessi marittimi della Cina. Dei controlli saranno anche effettuati nelle acque vicino a Fukushima al fine di misurare l’evoluzione di questa crisi nucleare».

I cinesi non si fidano, soprattutto dopo che la Tokyo electric power company (Tepco) ha ammesso che sono finite in mare migliaia di tonnellate di acqua altamente radioattiva e fanno bene, visto che lo stesso segretario di Gabinetto del governo giapponese, Yoshihide Suga, ha detto che «Il governo farà di più per contribuire a contenere le perdite radioattive d’acqua».

Secondo Suga «E’ inaccettabile la contaminazione di una perdita d’acqua da un serbatoio di stoccaggio dell’impianto, fluita nell’oceano» ed ha indicato la cattiva gestione da parte della Tepco come «La causa probabile», ma ha sottolineato che «Questo caso è diverso dalla falda contaminata».

Dopo aver delegato tutto alla Tepco, che ha dimostrato una crescente incapacità, ora Suga dice che «Il governo deve svolgere un ruolo più attivo nel prendere contromisure», e ha rivelato che  il ministro dell’Industria, Toshimitsu Motegi, è stato incaricato alcune settimane fa di coinvolgere il governo nella risoluzione di questo problema e che «Questo include la destinazione di denaro pubblico per affrontare la perdita del serbatoio di stoccaggio».

Il governo giapponese sta spendendo una montagna di yen per tamponare le falle e le inadeguatezza degli amici della Tepco, ma la preoccupazione più grande di Suga è stata quella di smentire che lo sversamento di acqua radioattiva nell’Oceano Pacifico e la crisi infinita di Fukushima Daiichi possano avere conseguenze per la candidatura del Giappone ad organizzare le  Olimpiadi e le Paraolimpiadi 2020, e ha concluso che «Il ministero degli esteri dovrebbe fornire una corretta informazione in materia».

C’è da essere preoccupati, visto che il ministro degli Esteri giapponese, Fumio Kishida, sembra che per imparare come fare abbia scelto di visitare l’area della tragedia nucleare di Kishida. Kishida è infatti in Ucraina, dove ha detto che vuole aumentare la cooperazione con quel Paese per la ricostruzione delle zone colpite dal disastro nucleare di  Fukushima Daiichi.

Il ministro degli Esteri giapponese ha visitato il cantiere del sarcofago di calcestruzzo e metallo che coprirà il reattore numero 4 di Chernobyl e gli ingegneri ucraini gli hanno spiegato quanto sia difficile lavorare in presenza di sostanze radioattive.  Kishida  ha anche visitato la città fantasma, dove una volta vivevano i lavoratori delle centrali nucleari, una copia di Fukushima, poi ha detto ai giornalisti di aver capito che «La lotta per contenere l’incidente di Chernobyl continua e che il Giappone sta imparando molto da ciò che gli ucraini hanno sperimentato dopo l’incidente». Speriamo che tra questo non ci siano anche il celare dati sulla reale contaminazione e sulle conseguenze reali sulla salute della popolazione, e che in Giappone non si permetta a nessuno di reinstallarsi abusivamente nella zona proibita come hanno fatto centinaia di disperati ucraini e bielorussi.

Quello che interessa i giapponesi è probabilmente la costruzione della nuova struttura, iniziata ad aprile, per avvolgere il decrepito sarcofago di cemento costruito dai “liquidatori” di Chernobyl: un arco già largo più di 250 metri ed alto 105 metri di altezza che sarà completato nel 2015, per un  costo è stimato a più di un miliardo di dollari che stanno pagando Unione europea, Usa e Giappone. Gli ucraini dicono che per smantellare il reattore ci vorranno almeno 50 anni e ne sono già passati 27 dal più grande disastro nucleare della storia, mentre i livelli di radiazione rimangono altissimi nell’area proibita di 30 km intorno alla centrale sovietica.

Alla luce di tutto questo sembrano pannicelli caldi i nuovi lavori di decontaminazione annunciati da ministero dell’Ambiente del Giappone nelle aree di Fukushima, nelle quali i livelli delle radiazioni sono saliti di nuovo. Il governo è pressato dalla amministrazioni municipali e dai cittadini che chiedono una bonifica reale nelle aree in cui i livelli di radiazione sono saliti dopo la decontaminazione iniziale.

Il ministero dell’Ambiente inizialmente aveva detto di voler gestire questi problemi questioni, caso per caso, ora afferma che progetta di «Ripulire i siti dove i livelli di radiazione sono notevolmente superiori a quelli dopo il primo step di pulizia, probabilmente a causa delle scorie portare dell’acqua piovana e delle foglie cadute».


Squadre di “liquidatori” saranno rimandate nei siti dove le precedenti decontaminazioni sembrano non essere riuscite del tutto. Il ministero prevede di ripulire le aree boschive a circa 5 metri dalle zone residenziali: durante la prima bonifica i liquidatori avevano rimosso le foglie a 20 metri dalle abitazioni, ma i livelli delle radiazioni rimangono alti in alcune aree.

Chernobyl, 28 anni dopo 10 milioni di persone vivono ancora nelle aree radioattive

Cos'è cambiato nella città ucraina di Pripyat e nei 30km attorno alla centrale dal 26 aprile del 1986, giorno del disastro

Tutto fermo, quasi cristallizzato. Poco è cambiato nella città ucraina di Pripyat da quel terribile 26 aprile del 1986 e nei 30 chilometri di raggio attorno alla centrale nucleare. A 28 anni dal disastro di Chernobyl, l’organizzazione ambientalista Green Cross lancia un appello per non abbandonare le famiglie che, ancora oggi, anche attraverso i loro figli e nipoti, portano i segni fisici e psicologici della contaminazione.

Secondo uno studio condotto dalla filiale svizzera di Green Cross, oltre 9,9 milioni di persone vivono ancora nelle aree inquinate dalle radiazioni a seguito dell’incidente: in Bielorussia il dato oscilla tra 1,6 e 3,7 milioni di persone, in Russia tra 1,8 e 2,7 milioni e in Ucraina tra 1,1 e 3,5 milioni.

«Il disastro di Chernobyl – commenta il presidente di Green Cross Italia, Elio Pacilio – rimane purtroppo presente e tangibile nelle menti e nei corpi di milioni di persone, anche oltre i confini di Pripyat, ma ciò non è bastato a fermare il nucleare. Ne abbiamo avuto prova con l’incidente di Fukushima del 2011 che, oltre a tante vittime, ha portato alla contaminazione dell’8% delle superfici agricole del Giappone. È necessario procedere a una graduale fuoriuscita dall’energia nucleare, è tempo di riprendere lo slogan “fuori dal nucleare, civile e militare”».

Da quasi vent’anni Green Cross è impegnata in Russia, Bielorussia e Ucraina, e dal 2012 anche in Giappone, attraverso il programma Socmed a sostegno delle popolazioni locali. I “Therapy Camps” (campi di terapia) ogni anno permettono a circa 1.000 ragazzi di vivere in un ambiente sano e pulito e di disporre di cure mediche adeguate, riducendo il livello di contaminazione tra il 30 e l’80% e coinvolgono complessivamente in attività assistenziali oltre 31.000 persone. I “Mother and Child Clubs” (club madri e figli), gruppi di formazione per insegnare alle madri come ridurre i livelli di radioattività nei prodotti alimentari, interessano ogni anno più di 4.200 donne. Infine, ci sono i “Mobile Bus”, pulmini attrezzati che forniscono cure e consulenze mediche a bambini e famiglie in difficoltà.

«Molto è stato fatto, ma tanto c’è ancora da fare», afferma la direttrice del programma Socmed Maria Vitagliano, in questi giorni in missione a Chernobyl insieme ai colleghi di Green Cross Svizzera per monitorare gli interventi. «È necessario tener sempre aggiornata la mappatura dei terreni per permettere la piantumazione di alberi da frutto, per la semina degli ortaggi e delle verdure in superfici non contaminate. Allo stesso tempo devono continuare a pieno ritmo i lavori della nuova struttura ad arco progettata per sigillare il reattore danneggiato e contenere la diffusione delle radiazioni. Dopo 28 anni dalla catastrofe, ancora oggi quando si esce da Pripyat e da Chernobyl bisogna sottoporsi a scansioni per controllare i livelli di radioattività accumulati durante la permanenza, seppur limitata, in questi luoghi. Non si può abbassare la guardia perché la tragedia di Chernobyl è tutt’altro che finita».

domenica 19 gennaio 2014

Carichi radioattivi al termo Iren: controlli funzionano


Nei giorni scorsi due mezzi con rifiuti speciali fermati agli ingressi. Scattati gli accertamenti. L'utility: applicata prassi. L'assessore Folli: noi tenuti all'oscuro



La Provincia di Parma ha diffidato Iren Ambiente "dal proseguire l'esercizio dell'impianto in difformità alle prescrizioni dell'Autorizzazione Integrata Ambientale" e le ha ingiunto "di trasmettere entro dieci giorni dal ricevimento della presente ad Arpa e Provincia di Parma una relazione sulle difformità riscontrate".

Il caso, riportato dal sito Parmaquotidiano, fa riferimento a due carichi di rifiuti radioattivi consegnati e bloccati all'ingresso del Polo ambientale integrato di Parma il 16 e 17 dicembre.

I due mezzi trasportavano rifiuti che avrebbero fatto registrare valori ben superiori ai limiti posti dal controllo radioattività agli ingressi dell'inceneritore. Sono scattati gli accertamenti nel frattempo Iren ha comunicato quanto riscontrato ad Arpa e Ausl e dalla Provincia di Parma.

IREN - Contattata da Repubblica Parma, l'utility conferma la presenza dei carichi e sottolinea che l'episodio è la dimostrazione di come "i sistemi di controllo posti all'ingresso del Polo ambientale funzionino correttamente". "E' stata seguita la normale prassi attraverso un portale di rilevamento molto sensibile che misura la radioattività dei rifiuti". Che adesso sono in una sorta di "quarantena" in attesa degli esami e delle verifiche del caso. Del fatto, dicono da Iren, è stata data regolare comunicazione agli enti di controllo Arpa e Asl.

Non è raro, aggiungono dalla utility, trovare nei cassonetti materiale di questo tipo. Si pensi agli indumenti indossati da chi si è sottoposto ad esami diagnostici radiologici che prevedono isotopi radiattivi, la "materia prima" in medicina nucleare. "Abbiamo applicato le regole previste e quel che è avvenuto dimostra che il sistema di controllo funziona".

IREN: PANNOLONE E TOVAGLIOLI CON VOMITO - Iren Ambiente in una nota precisa che il materiale radioattivo "bloccato dal portale di rilevazione della radioattività presente all'ingresso del termovalorizzatore di Parma è stato sottoposto  -  come previsto dalle procedure definite dall'autorizzazione integrata ambientale  -  all'analisi di esperti qualificati che hanno rinvenuto un pannolone e tovaglioli di carta intrisi di vomito".


"In entrambi i materiali  è stata rilevata la presenza di 'iodio 131', sostanza radioattiva utilizzata come metodo di contrasto nelle analisi radiologiche. Si è trattato quindi di rifiuti prodotti a livello domestico da persone che sono state sottoposte ad esami clinici. La relazione degli esperti qualificati è stata trasmessa agli Enti di controllo, come previsto dalle normali procedure. La presenza del portale di ricerca della radioattività garantisce che nessun materiale pericoloso possa essere messo in combustione"

Calabria, montagna della Limina. Scorie radioattive nella galleria













Un geometra, che ha lavorato alla realizzazione della galleria della Limina, e alcuni documenti dei servizi segreti rivelano che all'interno della montagna sono state stoccate delle scorie radioattive. Ma lo Stato non fa niente per accertare la verità dei fatti.

L'incubo rifiuti tossici aleggia sulla Calabria in modo sinistro, come un avvoltoio, che aspetta di nutrirsi di carogne. Tempo fa un articolo della Stampa, si occupò della galleria della montagna della Limina, in provincia di Reggio Calabria, oggetto negli anni 90, di dettagliate dichiarazioni agli investigatori antimafia di un geometra, che ora ha 84 anni, il quale ha lavorato alla sua realizzazione. La galleria misura 3 chilometri e 700 metri, sulla strada statale 682 che collega i due mari, da Rosarno a Gioiosa Jonica ed è stata ultimata nel 1992. Lì, secondo il suo racconto, sarebbero stati tumulati rifiuti radioattivi,  impastati nel cemento e poi inaugurati in pompa magna.


All’imbocco della galleria Limina in direzione Tirreno, con un piccolo contatore geiger, si registra una radioattività di 0,41 microsievert,  sul versante opposto il dato è 0,31, valori nettamente superiori ai livelli normali (  fondo ambientale) in Calabria, che oscillano tra 0,10 e 0,20. In linea generale il livello di  0,41 non è un indice di pericolosità, ma c'è da considerare che un metro di cemento basta per schermare in massima parte le radiazioni, inoltre fa riflettere il fatto che queste oscillazioni non si registrano in altre gallerie calabresi.  Nonostante ciò nessun provvedimento, nessuna indagine, nessuno studio da parte delle autorità sanitarie per capire perché la gente muore di tumore: definire criminale lo Stato diventa, in queste circostanze, una logica conseguenza.

Residui radioattivi nel poligono Ariete



Il torio 232 – un metallo radioattivo che deriva dal “decadimento” dell’uranio – è presente oltre la soglia naturale nell’area bersagli del poligono militare Cellina Meduna, a Cordenons.



È quanto ha riscontrato l’Arpa in quattro degli otto punti dove sono dislocate le carcasse di carri armati utilizzate per l’addestramento a fuoco. Nei giorni scorsi il Dipartimento provinciale dell’Arpa l’ha comunicato in una nota inviata al comando della 132ª brigata Ariete di Cordenons, al comando dell’esercito, a Regione e Provincia, alla prefettura di Pordenone e all’Ass6, nonché ai Comuni di Cordenons, San Quirino, Vivaro e San Giorgio della Richinvelda, sui cui territori insiste il poligono.

All’interno di esso, l’area bersagli era già stata isolata e interdetta a militari e civili a marzo, poiché a seguito di un monitoraggio effettuato dalle autorità militari vi era emersa la presenza di materiali pensanti oltre la soglia consentita per legge. Ciò aveva fatto scattare la segnalazione obbligatoria per legge agli organi di controllo, Arpa compresa, e l’avvio della procedura che dovrà condurre alla bonifica.

All’epoca tuttavia quelle analisi avevano escluso il rischio di radioattività. Nell’elenco dei materiali non risultava tra l’altro esserci il torio 232. Quanto comunicato ora dall’Arpa è invece l’esito di campionamenti e analisi effettuate dal suo laboratorio di Fisica ambientale, tra novembre e i primi di questo mese, e cambia le cose. Nella nota tuttavia non sono stati riportati i dati delle analisi: impossibile quindi comprendere la portata dei rischi per ambiente e salute. L’Arpa ha piuttosto indicato che è necessario effettuare ulteriori controlli, estendendo l’area di indagine oltre quella dei bersagli e interessando anche fauna e flora.

Oltre la soglia naturale questo metallo può essere causa di malattie tumorali come accaduto nel 2012 nel caso del poligono interforze del Salto di Quirra, in Sardegna, dove sono state trovate tracce di torio nelle ossa dei cadaveri di una dozzina di pastori, morti per malattia. Il Comune di Cordenons con una lettera che domani invierà ad Arpa, chiede per questo di accelerare la procedura di verifica, di conoscere i dati delle analisi e di convocare con urgenza una conferenza di servizi per stabilire come procedere.
È tra l’altro l’unico tra gli enti destinatari della comunicazione dell'Arpa che ha reso pubblica la notizia.

giovedì 2 gennaio 2014

Fusione a Fukushima? Il mistero del vapore radioattivo

Oliver Tickell su Ecologist scrive che «Inspiegabili pennacchi di vapore radioattivo sono aumentati dall’edificio  del reattore 3 di Fukushima» e poi si domanda: «Si può essere sulla strada di una grande fusione?». L’edificio del reattore 3 di Fukushina Daiichi è esploso il 13 marzo 2011, dopo che al suo interno si era accumulato idrogeno, danneggiando il contenimento dell’edificio ed emettendo una enorme  quantità di radiazioni. Nel reattore si è innescata una fusione.














Dopo l’intervento dei “liquidatori” e l’iniezione di grandissime quantità di acqua, secondo la Tokyo electric power company (Tepco) e il governo giapponese la situazione era stata messa sotto controllo, ma ora nuovi pennacchi freschi di vapore sono stati visti fuoriuscire dalla struttura, come conferma la stessa Tepco che ritiene che il vapore provenga dal quinto piano dell’edificio, ma l’utility dice di non conosce la causa del vapore. I livelli di radiazioni letali e i danneggiamenti alla struttura del reattore 3 hanno finora reso impossibile ispezionare l’interno dell’edificio.

Adesso le ipotesi sono tre!

Possibilità 1: sta avvenendo una fusione.

La piscina di stoccaggio del combustibile del reattore 3 ospita ancora circa 89 tonnellate di combustibile nucleare Mox a base di plutonio impiegato dal reattore, composto da 514 barre di combustibile. Da quando è avvenuta l’esplosione Tepco è preoccupata che la piscina di stoccaggio del combustibile esaurito si prosciughi, le barre di combustibile esaurito fortemente radioattive potrebbero fondere e produrre ulteriori significative emissioni radioattive. C’è la possibilità che questo processo possa essere in atto ora. Nel caso di perdita di acqua dalla piscina, l’acqua avrebbe cominciato a surriscaldarsi ed a produrre nuvole di vapore, prima di una fusione  completa. Se questo è il caso, allora si sta producendo un secondo importante disastro nucleare di Fukushima. Questa spiegazione sembra essere relativamente improbabile, ma Turner Radio Network sta consigliando alla gente che vive sulla costa occidentale del Nord America di «Prepararsi al peggio», nel caso che inizi una fusione del combustibile esaurito. Nessun avviso ufficiale è stato  rilasciato sulle due coste del Pacifico.

Possibilità 2: Il “corium” ha raggiunto le acque sotterranee.

Lo stesso reattore 3 stesso conteneva 566 barre di combustibile ed ha registrato una fusione completa. La posizione del combustibile fuso, noto come “corium”, è sconosciuta, ma potrebbe essersi atto strada attraverso la base del reattore ed essere penetrato nel  terreno sottostante. Questo consentirebbe anche di produrre vapore, se il corium caldo è venuto a contatto con le acque sotterranee, mentre anche il rilascio di contaminazione radioattiva potrebbe farsi strada verso l’Oceano Pacifico.

Possibilità 3: acqua piovana sugli elementi stray fuel/reattore.

Una spiegazione alternativa è che i pennacchi di vapore potrebbero essere causati da pellet di combustibile disperso (stray fuel) e da frammenti di barre del reattore – che a loro volta producono notevoli quantità di calore – che entrano in contatto con l’acqua piovana che filtra attraverso la struttura danneggiata e senza tetto. Naturalmente la stessa acqua potrebbe raggiungere il caldo reactor vessel. Secondo un post di Fairewinds Energy Education pubblicato su Facebook, il reattore sta producendo circa 1 MW di calore, pari a 1.000 cucine elettriche da 1KW, in maniera sufficiente da  produrre un sacco di vapore. Questo darebbe una spiegazione meno preoccupante almeno per il vapore, in quanto che la radioattività sarebbe  in continuo declino con  la produzione di calore e l’aumento del  volume di vapore. Se questa spiegazione è corretta, non c’è ragione di aspettarsi  alcun esito catastrofico. Tuttavia il  vapore sta portando notevoli quantità di radiazioni nell’atmosfera e rappresenta un continuo rischio di radiazione. umes could be caused by stray fuel pellets and reactor rod fragments – which themselves produce significant amounts of heat – coming into contact with rainwater percolating through the damaged and roofless structure.

Intanto il network pubblico radio-televisivo giapponese Nhk  annuncia che per la gestione delle scorie nucleari ci sarà «un ruolo più attivo per il governo». L’esecutivo ha infatti annunciato di voler rivedere la politica di base della gestione delle scorie nucleari ed anche di svolgere un ruolo più attivo nella selezione dei siti per interrarle.

Il ministero dell’industria ha annunciato oggi che entro pochi giorni  «Metterà in vigore le proposte sottoposte a novembre da un gruppo di esperti». Il governo di Tokyo vuole sotterrare a grandi profondità le scorie altamente radioattive delle centrali nucleari ed ha chiesto agli enti locali di proporre dei siti, in base ad una legge entrata in vigore nell’ormai lontano  2000. Ma nessuna municipalità, nemmeno quelle disposte a riaprire le centrali nucleari e che dicono che il nucleare è sicuro, ha risposto alla richiesta dei diversi governi succedutisi dal 2000 ad oggi, quindi il governo centrale non ha ancora identificato i siti di stoccaggio definitivo delle scorie.


Nhk spiega che «Secondo la nuova politica, il governo redigerà una lista di luoghi che sono scientificamente appropriati per l’interramento. Le autorità in seguito chiederanno alle municipalità interessate di approvare il progetto. Il governo vuole così, entro la fine del 2014, identificare dei siti per l’interramento delle scorie nucleari». Ma diversi esperti di nucleare dicono che il governo di centro-destra dovrebbe essere più prudente, come sottolinea anche Nhk, «La popolazione giapponese non ha ancora completamente accettato il concetto di seppellire delle scorie radioattive in profondità o nelle località».

Fukushima: preoccupano i livelli di radioattività nelle foreste

Preoccupano i livelli di cesio radioattivo registrati nelle foreste limitrofe Fukushima, lo ha rivelato un rapporto della prefettura di Miyagi

 Non sono solo le acque giapponesi a preoccupare. Dopo la fuoriuscita di acqua radioattiva che sta contaminando l’oceano antistante la centrale nucleare di Fukushima , danneggiata nel 2011 dal terremoto che ha colpito l’intera area, ad allarmare ora sono anche gli elevati livelli di cesio radioattivo registrati nelle zone boscose del nord-est del Giappone.


A riferirlo stamane il quotidiano nipponico Nikkei che ha riportato i preoccupanti dati raccolti dalla prefettura di Miyagi. A seguito di una ricerca è stata dimostrata la capacità del’isotopo radioattivo di rimanere accumulato nel suolo anche a causa della decomposizione delle foglie che cadendo dagli alberi marciscono sul suolo avvelenando nuovamente il terreno. Per questo le foreste appaiono come le porzioni di territorio maggiormente inquinate dalle emissioni radioattive e la fitta presenza di bosco nella prefettura di Fukushima e nelle aree limitrofe rende davvero complesse le operazioni di decontaminazione.

Secondo le misurazioni effettuate i boschi presenti a 60 e 120 miglia di distanza dalla centrale nucleare hanno accumulato rispettivamente un livello medio di 26 mila becquerel per chilogrammo nel giugno 2012, livello che un anno dopo si è alzato fino a 42 miliardi di becquerel con un aumento dei contaminanti a 10 cm di profondità nel terreno cresciuta da 721 a oltre tremila becquerel.

martedì 10 dicembre 2013

Fukushima, buttare nel Pacifico 380.000 tonnellate di acqua radioattiva














Una delegazione dell’Iaea (l’agenzia dell’Onu per l’energia nucleare) oggi ha concluso una missione a Fukushima impartendo una sia pur indiretta benedizione al suggerimento del consulente cow boy ingaggiato dalla Tepco, la società proprietaria della centrale nucleare in avaria. Secondo questo esperto statunitense la soluzione migliore è buttare nell’oceano Pacifico le circa 380.000 tonnellate di acqua radioattiva finora accumulatesi nei serbatoi costruiti attorno alla centrale con tre reattori in meltdown. E’ acqua parzialmente – ma non completamente – decontaminata. L’Iaea non ha detto esattamente che bisogna buttarla a mare, questo no: ha però affermato che bisognaconsiderare questa possibilità.

Rispetto all’immensità del Pacifico, 380.000 tonnellate di acqua radioattiva sono come unosputacchio in un fiume. Ma ogni giorno già entrano nel Pacifico 300 tonnellate di acqua della falda sotterranea contaminate dalla radioattività di Fukushima (ultimamente però si parla di 400 tonnellate al giorno). Inoltre la radioattività non si diluisce istantaneamente ed omogeneamente nella vastità dell’oceano: tende invece ad essere assorbita dai pesci. Resterà quindi nella catena alimentare per decenni, addirittura per secoli.

Dal marzo 2011, cioè dall’inizio della crisi nucleare, a Fukushima si continua a versare acqua sui tre reattori in meltdown per raffreddarli e per impedire la ripresa delle reazioni nucleari. E’ pur vero che nessuno ha idea di dove si trovi il combustibile nucleare fuso, e dunque nessuno sa fino a che punto il raffreddamento sia efficace: però versare acqua sui reattori è l’unica cosa che si può fare per cercare di mantenere in qualche modo sotto controllo la situazione.

L’acqua versata sui reattori entra in contatto con il materiale radioattivo e diventa a sua voltaradioattiva. Viene dunque estratta, sottoposta ad una decontaminazione che riguarda soprattutto il cesio, l’elemento radioattivo più abbondante. Non viene però eliminata una quantità significativa di altri elementi radioattivi, come il trizio e lo stronzio.

Un crescente numero di serbatoi viene assemblato attorno a Fukushima per stoccare l’acqua estratta dai reattori. Alcuni serbatoi sono di scarsa qualità e di basso prezzo: costruiti per non durare. La delegazione dell’Iaea che ha visitato Fukushima, riferisce Associated Press, ha notato deiprogressi nelle operazioni di bonifica (è iniziata fra l’altro l’estrazione del combustibile nuclearedalla piscina di raffreddamento pericolante) pur sottolineando che la situazione rimane difficile e complicata.

La delegazione inoltre ha esaminato il problema dell’accumulo crescente di acqua radioattiva neiserbatoi, dicendo che la Tepco dovrebbe soppesare tutte le opzioni, compresa quella di versarla in mare dopo aver effettuato studi di impatto ambientale e nel rispetto delle norme di legge. Mia traduzione dell’ultima frase: se l’acqua è troppo radioattiva, basta che la diluiscano.

Si calcola che ciascuno dei circa mille serbatoi d’acqua di Fukushima contenga 10 terabequerel di Stronzio 90, un elemento radioattivo legato alla leucemia che può entrare nella catena alimentare depositandosi nelle ossa dei pesci.

sabato 23 novembre 2013

Scandalo Fukushima: La centrale andava chiusa molti anni prima del disastro, situazione fuori controllo

Le conseguenze potrebbero essere devastanti a livello globale, ma tutti oscurano la verità.

Le notizie che ci pervengono sono veramente sconvolgente, infatti le autorità Giapponesi sapevano che Fukushima era una centrale completamente abbandonata a se stessa e all’incuria ed andava chiusa molti anni prima del disastro del 2011. Ma la cosa peggiore è che nessuno sa realmente in che condizioni siano i reattori, con oltre 400 tonnellate di combustibile e con un’operazione che richiederà 11 miliardi di dollari e 40 anni di lavori.













Le pesanti ondate di radiazioni potrebbero investire tutti i paesi limitrofi al Giappone ed anche il Nord America, il disastro potrebbe essere causato dal crollo dei bacini di combustibile, dalla fusione del terreno, da un grosso incendio o peggio se una barra si rompesse, si impigliasse nel suolo o si rompesse. Esperti nucleari dicono: “non resterebbe che evacuare l’emisfero nord della Terra e spostarsi tutti a sud dell’equatore, la rimozione dei materiali radioattivi dai bacini del combustibile di Fukushima è una questione di sopravvivenza umana”. Ed ancora il Japan Times: “Le conseguenze potrebbero essere di gran lunga più gravi di qualsiasi incidente nucleare che il mondo abbia mai visto, ognuna di queste situazioni potrebbe portare a massicci rilasci di radionuclidi mortali nell’atmosfera, mettendo in grave rischio gran parte del Giappone ed anche i paesi vicini. Invece il Washington Blog afferma: “Il Giappone ha cercato disperatamente di coprire la verità per due anni e mezzo e solo ora ha ammesso che da due anni sta rilasciando enormi quantità di acqua radioattiva che, attraverso le falde sotterranee, si riversano nell’Oceano Pacifico.” Ma non solo il Giappone anche i media, i politici ed i tecnici hanno sin da subito oscurato la situazione ai nostri occhi.

domenica 3 novembre 2013

Nel 1983 il mondo fu a un passo dalla guerra nucleare: i documenti top secret che raccontano l'incredibile storia









Una guerra nucleare. Fu quello che si sfiorò nel 1983, ma che è rimasto all'oscuro. Fino ad oggi. Nel novembre del 1983, gli Usa e i loro alleati della Nato condussero una serie di esercitazioni militari, denominate "Operation Able Archer", talmente realistiche dal convincere i russi della possibilità di un attacco nucleare sul loro territorio. Quando l'allora governo conservatore britannico venne informato del rischio dai servizi segreti, il premier Margaret Thatcher ordinò ai suoi funzionari di fare pressione sugli americani affinché un simile errore non si ripetesse.

Tutto questo è stato rivelato grazie a una serie di documenti top secret, ora desecretati, ottenuti da Peter Burt, direttore del Nuclear Information Service (Nis), un'organizzazione impegnata contro la proliferazione delle armi nucleari. "Questi documenti testimoniano un momento di svolta nella storia moderna, il punto nel quale un allarmato governo Thatcher si rende conto che bisogna mettere fine alla Guerra Fredda e inizia a convincere gli alleati americani a fare altrettanto", spiega Burt al quotidiano britannico Guardian.

Able Archer, che prevedeva lo spostamento di 40mila militari Usa e della Nato attraverso l'Europa occidentale ed era coordinato da un sistema criptato di comunicazioni, immaginava uno scenario nel quale le Forze Blu (Nato) intervenivano a difesa dei loro alleati dopo che le Forze Arancioni (Patto di Varsavia) avevano invaso la Jugoslavia a seguito di sommovimenti politici interni. Le Forze Arancioni, secondo lo scenario ipotizzato nell'esercitazione, avevano poi anche invaso la Finlandia, la Norvegia e la Grecia. In breve, il conflitto immaginario subiva un'escalation che prevedeva l'uso di armi chimiche e nucleari.

A quanto riporta l'Adnkronos, secondo Paul Dibb, che in passato è stato direttore della Joint Intelligence Organisation (Jio), gli ex servizi di intelligence australiani, l'esercitazione militare Nato del 1983 costituì per la pace nel mondo una minaccia ancora più grave di quella della crisi dei missili di Cuba del 1962. "Able Archer avrebbe potuto dare il via alla catastrofe definitiva".

Ad aumentare il rischio di una fatale incomprensione tra i due schieramenti era soprattutto il contesto storico nel quale avvenne l'esercitazione. Due mesi prima, nel settembre del 1983, i russi avevano abbattuto un Boeing 747 delle linee aeree coreane, uccidendo le 269 persone a bordo, credendo che l'aereo fosse un velivolo spia americano. In precedenza, il presidente Usa Ronald Reagan aveva pronunciato il famoso discorso nel quale definiva l'Unione Sovietica "l'impero del male", annunciando i suoi piani di "Guerre Stellari" per la realizzazione di un sistema di difesa strategico.

La diffidenza reciproca tra i due blocchi era quindi ai massimi livelli. Dopo l'avvio dell'esercitazione della Nato, il Cremlino diede l'ordine di decollo a una decina di bombardieri nucleari dislocati in Germania est e Polonia. Circa 70 rampe di lancio dei missili SS-20 vennero poste in stato di allerta, mentre i sottomarini sovietici armati con missili nucleari vennero inviati sotto i ghiacci dell'Artico, per sfuggire ai sistemi di rilevamento della Nato. All'inizio, i comandanti della Nato pensarono che le mosse sovietiche fossero a loro volta una esercitazione militare ordinata da Mosca.

I documenti ottenuti da Peter Burt indicano invece quanto fatale potesse rivelarsi quell'equivoco. In un rapporto desecretato del Joint Intelligence Commitee (Jic) britannico si legge: "Non possiamo escludere la possibilità che almeno alcuni funzionari e ufficiali sovietici possano avere male interpretato Able Archer 83 e considerino altre esercitazioni nucleari come una reale minaccia".
L'allora segretario di Downing Street, Sir Robert Armstrong, in un briefing alla Thatcher spiegò che la risposta sovietica non aveva le caratteristiche di un'esercitazione perchè "avveniva durante un'importante festività sovietica, aveva la forma di una reale attività militare e di allerta, non solo di un'esercitazione ed era limitata geograficamente in un'area, l'Europa centrale, coperta dall'esercitazione della Nato".

In sintesi, l'Unione Sovietica temeva un attacco della Nato mascherato da esercitazione militare. Gran parte delle informazioni di intelligence contenute nel briefing per il primo ministro, inoltre, provenivano da Oleg Gordievskij, l'ex doppio agente segreto al servizio dell'intelligence britannica. La Thatcher, rivelano ancora i documenti, prese talmente sul serio la minaccia derivante da un catastrofico malinteso, che ordinò ai suoi funzionari di "considerare quanto può essere fatto per impedire il rischio che l'Unione Sovietica reagisca in maniera spropositata a causa di una interpretazione sbagliata delle intenzioni occidentali". Il premier chiese quindi di "prendere urgentemente" misure per convincere gli americani del rischio.

Il ministero della Difesa e quello degli Esteri stesero allora una bozza di documento da sottoporre all'attenzione di Washington, nella quale si proponeva che d'ora in avanti "la Nato dovrebbe informare regolarmente l'Unione Sovietica sulle previste attività di esercitazioni militari che comprendono simulazioni nucleari". Il briefing che tanto allarmò la Thatcher finì anche sulla scrivania di Reagan, che volle incontrare personalmente la spia Gordievskij. Secondo le ricostruzioni, il presidente Usa rimase talmente colpito dagli argomenti presentatigli, che si convinse della necessità di un approccio diverso con l'Unione Sovietica.

lunedì 28 ottobre 2013

Emergenza nucleare a Fukushima: acqua radioattiva verso l'Oceano

<<A causa del tifone Wipha in una conduttura che va verso il mare. Tepco: procederemo alla decontaminazione>>
Tokyo, 17 ott. - L'operatore della centrale nucleare di Fukushima ha indicato di aver rilevato acqua con alti livelli di radioattività in un canale che porta al mare, probabilmente a causa delle piogge provocate dal tifone Wipha.

Nelle acque di questo canale sono stati registrati livelli tra i 1.400 e i 2.300 becquerels per litro di raggi beta (derivanti dallo stronzio 90); il canale collega all'Oceano la zona dove sono stati installati i serbatoi di acqua radioattiva della centrale nucleare danneggiata dal sisma e dallo tsunami del 2011.

Il livello di 1.400 becquerels/litro è stato registrato a 150 metri circa dal mare, i livelli più alti di 2.300 becquerels/litro in altre due zone situate più a monte.

"Crediamo che sia a causa del tifone, la pioggia ha portato con sé del terreno radioattivo" facendo salire i livelli di radioattività, ha spiegato Tepco. "Procederemo alla decontaminazione" ha aggiunto la compagnia.

Nucleare, "raggi beta" a Fukushima: radioattività aumenta in centrale

<<L'ha fatto sapere la Tepco>>

Tokyo, 19 ott. - Il livello di radioattività nelle acque sotterranee è aumentato nella centrale incidentata di Fukushima, vicino ai serbatoi da cui fuoriuscirono 300 tonnellate di acqua radioattiva in agosto. Lo ha annunciato la compagnia giapponese Tepco.

Tepco ha indicato che i prelievi effettuati giovedì a partire da un pozzo contenevano 400.000 becquerel per litro di sostanze che emettono raggi Beta, il livello più alto rilevato dall'incidente nucleare provocato dallo tsunami del marzo 2011.

I prelievi effettuati i giorni precedenti indicavano livelli nettamente meno elevati, tra i 60 e i 90 becquerel per litro. I rilevamenti che riguardano il trizio radioattivo hanno inoltre raggiunto il record di 790mila becquerel, ha precisato Tepco.

domenica 13 ottobre 2013

Cisam, via allo smaltimento ma Livorno ne è all’oscuro

"Questa settimana è previsto il via al processo di decontaminazione delle acque radioattive del Cisam di San Piero a Grado (Pisa) e ancora una volta Livorno è stata tagliata fuori da qualsiasi sorta di informazione a riguardo".







L’operazione che prevede:  il trattamento ed il successivo smaltimento delle acque della piscina dell’ex reattore nel Canale dei Navicelli è stata annunciata dal quotidiano Greenreport le reazioni non hanno tardato ad arrivare.

Il comitato livornese “Togliete quei bidoni”, nato per stimolare ricerca e raccolta dei fusti tossici dispersi in mare dall’Eurocargo Venezia nel dicembre del 2011, interviene infatti con un comunicato per chiedere a gran voce che le istituzioni e la popolazione livornese sia correttamente e puntualmente informata riguardo alle operazione di smaltimento delle acque della piscina dell’ex reattore nucleare di San Piero a Grado, «perché – spiega Francesco Gazzetti, portavoce del comitato – le acque del Canale dei Navicelli, come è noto, confluiscono prima nello Scolmatore e poi nel mare, il nostro mare dove non esistono né barriere legate a competenze territoriali né tantomeno a titolarità di iter autorizzativi. Ci spieghiamo meglio: se tutta questa operazione è stata in gran parte seguita, per competenza territoriale, da enti ed istituzioni di Pisa ci sembra francamente incredibile che tutto ciò sia avvenuto ed avvenga senza il coinvolgimento della comunità livornese».
Ancora più incredulo è Massimo Gulì, assessore all’ambiente del Comune di Livorno che afferma: «Eravamo rimasti d’accordo con le istituzioni pisane che ci avrebbero fatto sapere quando sarebbero iniziati i lavori in modo da poter essere correttamente informati riguardo la procedura e il monitoraggio di smaltimento e di conseguenza rendere partecipe la cittadinanza. Altre volte sono uscite notizie sbagliate riguardo all’avvio dei lavori, spero sia così anche questa volta».
In attesa di smentite, il comitato “Togliete i bidoni” coglie l’occasione per mettere i puntini sulle i e chiedere a gran voce «la promozione a Livorno di un’iniziativa di approfondimento in cui poter parlare, ad esempio, sia della vicenda Cisam che della questione dei bidoni caduti dall'Eurocargo Venezia ed ancora presenti sul fondo del mare. Forti della disponibilità registrata nei mesi scorsi speriamo che siano gli enti locali livornesi a promuovere questa iniziativa di approfondimento con le nostre parole che vogliono rappresentare un invito a perseguire celermente questo obiettivo».
La risposta di Gulì non si fa attendere: «Siamo i primi a voler essere informati e coinvolgere i cittadini. Per questo, insieme a tutti gli enti coinvolti nell’operazione (Arpat, Ispra, Regione, Istituto Nazionale della Sanità) di recupero dei bidoni entro qualche settimana apriremo una sezione sul sito del Comune con all’interno tutte le informazioni riguardo all’operazione: dati, aggiornamenti, analisi, tutto in maniera chiara e comprensibile anche per persone non esperte».
E per il Cisam? La nostra idea è quella di creare una sezione sul sito dedicata anche allo smaltimento delle acque della piscina dell’ex reattore. Vogliamo controllare e monitorare il procedimento – conclude Gulì – e rendere la cittadinanza partecipe. Riguarda anche a Livorno. Aspettiamo notizie da Pisa.

Segreto di Stato - Nell’ordinanza di nomina del generale Carlo Jean a commissario con poteri speciali sul nucleare (7 marzo 2003, numero 3267) l’allora primo ministro Berlusconi elenca gli impianti atomici che devono essere smantellati, con il successivo stoccaggio delle scorie in un deposito unico. Eppure nell’atto ufficiale non è menzionato il reattore militare Galilei, né il Cisam e neppure la Toscana.


giovedì 10 ottobre 2013

Fukushima, nuovo Sos "Perdita d'acqua radioattiva per l'errore di un operaio"



Tokyo, 3 ottobre 2013 - Non c'è pace per Fukushima, dove è scattato un nuovo allarme radioattivo.  E' stato l’errore di un operaio, che ha calcolato male la capienza di un serbatoio, la causa di una nuova perdita di acqua radioattiva nel disastrato impianto nucleare di Fukushima. L’acqua altamente contaminata è fuoriuscita all’esterno, il secondo incidente del genere in meno di due mesi. Il timore è che una parte dell’acqua radioattiva possa essere finita in mare, nell’Oceano Pacifico.

La Tepco, la società che gestisce la centrale, ha spiegato che alcuni operai hanno riempito troppo un serbatoio, che tra l’altro è poggiato su un terreno lievemente inclinato. Le misurazioni effettuate su una porzione di acqua riversata hanno mostrato una concentrazione di sostanze radioattive pari a 200 mila becquerel per litro di isotopi radioattivi beta-emettitori, tra cui lo Stronzio 90; mentre all’interno del serbatoio il livello di contaminazione è di 580 mila becquerel per litro.

Il limite legale per lo stronzio 90 è di 30 becquerel. I tecnici della Tepco valutano provvisoriamente che siano stati riversati 430 litri di acqua. La Tepco sta utilizzando serbatoio costruiti frettolosamente per contenere l’eccesso di acqua da raffreddamento scaricata sopra i danneggiati reattori di Fukushima Daiichi, dove tre unità subirono crolli ed esplosioni di idrogeno dopo il terremoto e lo tsunami del marzo 2011.

lunedì 23 settembre 2013

Fukushima, Tokyo ammette: il rischio-apocalisse è adesso

Era tutto vero: il pericolo Fukushima comincia solo adesso e il Giappone non sa come affrontarlo. Le autorità hanno finora mentito, ai giapponesi e al mondo intero: Fukushima era una struttura a rischio, degradata dall’incuria. Un impianto che andava chiuso molti anni fa, ben prima del disastro nucleare del marzo 2011. Da allora, la situazione non è mai stata sotto controllo: la centrale non ha smesso di emettere radiazioni letali. Tokyo finalmente ammette che, da mesi, si sta inquinando il mare con sversamenti continui di acqua radioattiva, utilizzata per tentare di raffreddare l’impianto. Ma il peggio è che nessuno sa esattamente in che stato siano i reattori collassati: si teme addirittura una imminente “liquefazione” del suolo. L’operazione più pericolosa comincerà a novembre, quando sarà avviata la rimozione di 400 tonnellate di combustibile nucleare. Operazione mai tentata prima su questa scala, avverte la “Reuters”: si tratta di contenere radiazioni equivalenti a 14.000 volte la bomba atomica di Hiroshima. Enormità: bonificare Fukushima – ammesso che ci si riesca – richiederà 11 miliardi di dollari. Se tutto va bene, ci vorranno 40 anni.

Gli scienziati non hanno idea del vero stato dei nuclei dei reattori, riassume il “Washington’s Blog” in un lungo reportage tradotto da “Megachip”: le Fukushima tecniciradiazioni potrebbero investire la Corea, la Cina e la costa occidentale del Nord America. Perché il peggio deve ancora arrivare: gli stessi tecnici incapaci, che hanno prima nascosto l’allarme e poi sbagliato tutte le procedure di emergenza, ora «stanno probabilmente per causare un problema molto più grande». Letteralmente: «La più grande minaccia a breve termine per l’umanità proviene dai bacini del combustibile di Fukushima: se uno dei bacini crollasse o si incendiasse, questo potrebbe avere gravi effetti negativi non solo sul Giappone, ma sul resto del mondo». Se anche solo una delle piscine di stoccaggio dovesse crollare, avvertono l’esperto nucleare Arnie Gundersen e il medico Helen Caldicott, non resterebbe che «evacuare l’emisfero nord della Terra e spostarsi tutti a sud dell’equatore». Un allarme di così vasta portata, che disorienta anche gli esperti più prudenti. Come Akio Matsumura, già consulente Onu, secondo cui la rimozione dei materiali radioattivi dai bacini del combustibile di Fukushima è «una questione di sopravvivenza umana».

Migliaia di lavoratori e una piccola flotta di gru, riferisce il “New York Times”, si preparano a «evitare un disastro ambientale ancora più profondo, che ha già reso la Cina e gli altri paesi vicini sempre più preoccupati». Obiettivo, neutralizzare le oltre 1.300 barre di combustibile esaurito dall’edificio del reattore 4. E’ come sfilare sigarette da un pacchetto accartocciato, avverte Gundersen: basta che due barre si urtino, e c’è il rischio che rilascino cesio radioattivo, xenon e kripton. «Ho il sospetto che nei prossimi mesi di novembre, dicembre e gennaio, sentiremo che l’edificio è stato evacuato, che hanno rotto una barra di combustibile, e che la barra di combustibile sta emettendo dei gas. Ritengo che le griglie si siano contorte, il combustibile si sia surriscaldato e il bacino sia giunto a ebollizione: la conseguenza naturale è che sia probabile che una parte del combustibile rimarrà incastrata lì per un lungo, lungo periodo». Le griglie Arnie Gundersensono contorte per effetto del terremoto, che ha fatto collassare il tetto proprio sopra il deposito nucleare.

«Le conseguenze – conferma il “Japan Times” – potrebbero essere di gran lunga più gravi di qualsiasi incidente nucleare che il mondo abbia mai visto: se una barra di combustibile cadesse, si rompesse o si impigliasse mentre viene rimossa, i possibili peggiori scenari includono una grande esplosione, una fusione nel bacino o un grande incendio. Ognuna di queste situazioni potrebbe portare a massicci rilasci di radionuclidi mortali nell’atmosfera, mettendo in grave rischio gran parte del Giappone – compresi Tokyo e Yokohama – e anche i paesi vicini». Secondo la “Cnbc”, il pericolo maggiore riguarda il possibile sversamento di acqua in uno dei bacini, che potrebbe incendiare il combustibile. «Un enorme incendio del combustibile esaurito – dichiara alla “Cnn” il consulente nucleare Mycle Schneider – probabilmente farebbe apparire poca cosa le attuali dimensioni della catastrofe, e potrebbe superare le emissioni di radioattività di Chernobyl di decine di volte». Una sorta di apocalisse: «Le pareti della piscina potrebbero avere perdite al di là della capacità di fornire acqua di raffreddamento, o un edificio del reattore potrebbe crollare in seguito una delle centinaia di scosse di assestamento. Poi, il rivestimento del combustibile potrebbe incendiarsi spontaneamente emettendo il suo intero accumulo radioattivo».
Sarebbe il più grave disastro radiologico mai visto fino ad oggi, conferma Antony Froggatt nel suo “World Nuclear Industry Status Report 2013”, redatto con Schneider. E per Gundersen, direttore di “Fairewinds Energy Education”, l’operazione si prospetta «piena di pericoli», e la verità è che «nessuno sa quanto male potrebbero andare le cose». Ciascun assemblaggio di barre combustibili pesa 300 chili e misura 4 metri e mezzo. Gli assemblaggi da rimuovere sono 1.331, informa Yoshikazu Nagai della Tepco, più altri 202 stoccati nel bacino: le barre di combustibile esaurito inoltre contengono plutonio, una delle sostanze più tossiche dell’universo, che si forma durante le ultime fasi del funzionamento di un reattore. «Il problema di una criticità che colpisca il bacino del combustibile è che non la si può fermare, non ci sono barre di controllo per gestirla», sostiene Gundersen. «Il sistema di raffreddamento del bacino del combustibile esaurito è stato Mycle Schneiderprogettato solo per rimuovere il calore di decadimento, non il calore derivante da una reazione nucleare in corso».

Le barre sono rese ancora più vulnerabili agli incendi nel caso debbano essere esposte all’aria. Il quadro è estremamente precario: l’operazione si svolgerà sott’acqua, in un bacino all’interno di un edificio lesionato, che la Tepco ha già puntellato. «La rimozione delle barre dal bacino è un compito delicato», testimonia Toshio Kimura, ex tecnico della Tepco, al lavoro a Fukushima per 11 anni. «In precedenza era un processo controllato dal computer che memorizzava al millimetro le posizioni esatte delle barre, ma ora non se ne può più disporre: il processo deve essere fatto manualmente, quindi c’è un alto rischio che si possa far cadere e rompere qualcuna delle barre di combustibile». In più, la situazione è assolutamente instabile. Secondo Richard Tanter, esperto nucleare dell’università di Melbourne, il reattore 4 di Fukushima «sta affondando». Lo conferma l’ex premier giapponese Naoto Kan: sotto il grande deposito di combustibile atomico, il terreno è già spofondato di circa 31 centimetri.

Per tentare di stabilizzarlo e isolarlo dall’acqua, la Tepco sta considerando la possibilità di congelare il suolo attorno all’impianto. Essenzialmente, riferisce “Nbc News”, si tratta di costruire un muro sotterraneo di ghiaccio lungo un miglio, cosa che non è mai stata tentata prima: in pratica, stanno cercando di arrampicarsi sugli specchi perché non sanno come risolvere il problema. «Un altro errore che venisse fatto dalla Tepco potrebbe avere conseguenze perfino esiziali, per il Giappone», sottolinea “Japan Focus” puntando il dito contro l’azienda elettrica responsabile del disastro. La Tepco ha infatti taciuto la verità sul degrado dell’impianto prima ancora del sisma, poi ha sbagliato tutto il possibile. Il governo di Tokyo ha concluso che il disastro ha avuto “cause umane”, ed è stato provocato da una “collusione” tra il governo stesso e la Tepco, oltre che da una cattiva progettazione del reattore. Già all’indomani della tragedia, «la Tepco sapeva che 3 reattori nucleari avevano perso capacità contenitiva, che il nuclere apocalissecombustibile nucleare era “scomparso”, e che non vi era di fatto alcun vero contenimento».

L’azienda, ricorda il “Washington’s Blog” ha cercato disperatamente di coprire la verità per due anni e mezzo, «fingendo che i reattori fossero in fase di “spegnimento a freddo”», e solo ora ha ammesso che da due anni sta rilasciando enormi quantità di acqua radioattiva che, attraverso le falde sotterranee, si riversano nell’Oceano Pacifico. La dimensione del pericolo lascia sgomenti: nessuno, al mondo, è preparato a fronteggiare una catastrofe come quella evocata dai tecnici più pessimisti. Ma l’aspetto più sinistro, forse, è proprio quello che riguarda l’informazione e l’assoluta mancanza di trasparenza: la verità è stata negata dai tecnici, minimizzata dai politici, oscurata dai media. Molti blogger hanno incessantemente rilanciato l’allarme, fino alla notizia – qualche mese fa – degli sversamenti radioattivi in mare. Solo ora – di fronte all’impossibilità di continuare a negare, alla vigilia della pericolosissima operazione di bonifica – si giunge ad ammettere tutto. Colpisce l’appello di Mitsuhei Murata, ex ambasciatore giapponese in Svizzera, che chiede che il Giappone rinunci ad ospitare a Tokyo le Olimpiadi 2020, perché non potrebbe garantire la sicurezza degli atleti. Così, il Sol Levante tramonta nella vergogna.

domenica 22 settembre 2013

ECCO COME FUKUSHIMA STA DISPERDENDO LA SUA RADIOATTIVITÀ

Ecco come le radiazioni di Fukushima si stanno estendendo al resto dell’Oceano compromettendo così la flora e la fauna marina. Il video è stato realizzato dal modello HYSPLIT del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration).

Il modello mostra un continuo rilascio di particelle radioattive di cesio-137 emesso dalla centrale di Fukushima. Ogni cambiamento di colore delle particelle (rosso, arancione, giallo, ciano, verde, blu, violetto, magenta) rappresenta una diminuzione nella radioattività di un fattore 10 . E’ evidente di come la radioattività non sia limitata alla sola zona dell’incidente!!

In oltre la radioattività ha raggiunto una zona chiamata FAO-71 considerata oggi, zona contaminatissima dalle radiazioni prodotte dall’esplosione di due anni fa. In questa zona viene pescato il tonno che poi verrà venduto nel mercato italiano.

Quindi ciò che bisogna precisare è che nell’area 71 che, ripetiamo, dista 4000 km da Fukushima, si pesca essenzialmente tonno rosso che oggi è una specie protetta. Mentre il tonno pinnegialle dell’area 61 ha invece una contaminazione non certa. Qualche idea possiamo farcela guardando la mappa di google earth e sovrapponendola alla mappa relativa alle zone fao.

Per avere una preparazione migliore sull’argomento è sempre bene conoscere le zone di cattura indicate sul sito della FAO:

ZONE DI CATTURA
Atlantico nord-occidentale Zona FAO n. 21
Atlantico nord-orientale Zona FAO n. 27
Mar Baltico Zona FAO n. 27.III.d
Atlantico centro-occidentale Zona FAO n. 31
Atlantico centro-orientale Zona FAO n. 34
Atlantico sud-occidentale Zona FAO n. 41
Atlantico sud-orientale Zona FAO n. 47
Mar Mediterraneo Zone FAO n. 37.1, 37,2 e 37,3
Mar Nero Zona FAO n. 37,4
Oceano Indiano Zone FAO n. 51 e 57
Oceano Pacifico Zone FAO n. 61, 67, 71, 77, 81 e 87
Atlantico Zone FAO n. 48, 58 e 88


giovedì 19 settembre 2013

Fukushima, acqua contaminata nell'Oceano. La Tepco lancia allarme radioattività

A pochi giorni dall'elezione di Tokyo a città olimpica 2020, l'azienda che gestisce la centrale nucleare ha comunicato che dell'acqua avvelenata da radiazioni potrebbe aver raggiunto le rive del Pacifico. Pochi giorni fa il primo ministro giapponese aveva rassicurato i vertici del Ciò affermando che lo stato delle acque era del tutto sotto controllo.

TOKIO - 'L'effetto Fukushima' continua a seminare radioattività. Questa volta l'allarme arriva direttamente dalla Tepco, l'azienda giapponese che gestisce la centrale nucleare tristemente nota per il secondo disastro ambientale più grande dopo Chernobyl.

A destare la preoccupazione dei vertici della Tokyo electric power è la radioattività rilevata in una fossa di drenaggio collegata direttamente all'Oceano pacifico. Probabilmente l'acqua contaminata ha raggiunto il mare. Il livello di radioattività rilevata dai tecnici in alcuni campioni a 150 metri dalla riva raggiunge i 220 becquerel a litro. A destare il sospetto di una perdita sono i livelli di radiazioni ben superiori a quelli registrati nei prelievi effettuati la settimana scorsa nello stesso canale che collega il mare a una zona dove si trovano dei serbatoi contenenti acqua altamente radioattiva, di cui uno aveva lasciato filtrare 300 tonnellate di liquido contaminato.

È solo l'ultimo dei molti allarmi 'radioattivi' nei dintorni di Fukushima, ma è quello che stona di più. Pochi giorni fa il primo ministro giapponese Abe, prima che Tokyo vincesse la gara per i Giochi olimpici 2020, aveva rassicurato le autorità internazionali sulla sicurezza degli impianti di Fukushima. Inoltre aveva sottolineato che le fughe d'acqua radioattiva erano limitate entro poche centinaia di metri intorno alla centrale.

''Vi è la possibilità che l'acqua contaminata del serbatoio sia diluita in acqua piovana e si sia infiltrata nel suolo e nelle acque sotterranee'' si legge in una nota della compagnia. Ieri, sempre la Tepco, aveva inoltre fatto sapere che il livello di radiazioni nell'area del serbatoio era aumentato nuovamente, da 1.800 millisievert all'ora di sabato scorso (18 volte più alto rispetto al 22 agosto) a 2.200 millisievert. Già il livello rilevato la scorsa settimana era tale da poter uccidere una persona se esposta per circa quattro ore alle radiazioni.

L'ammissione dell'azienda giapponese arriva in un giorno in cui il primo ministro Shinzo Abe ha contestato fortemente delle vignette pubblicate da una rivista satirica francese che univano il tema delle Olimpiadi e di Fukushima. Abe ha presentato un reclamo ufficiale al capo redattore della rivista incriminata, Luigi Maria Horeau, attraverso la sua ambasciata a Parigi e ha detto: "Si tratta di vignette che feriscono i sentimenti di coloro che hanno sofferto il grande terremoto del Giappone orientale. Non sono opportune e danno un'impressione sbagliata della gestione dell'acqua contaminata".

martedì 27 agosto 2013

Fukushima, torna l’incubo radioattività

Nuove allarmanti rivelazioni arrivano da Fukushima, in Giappone. La Tokyo Electric Power Company ha reso noto che la quantità di cesio e di stronzio radioattivo che si è riversato nell’Oceano Pacifico ammonta ora a 30.000 miliardi di becquerel. Una quantità enorme.

La perdita di liquido da uno dei serbatoi della centrale nucleare giapponese danneggiata dal terremoto del 2011 è più grave quindi di quanto la società di gestione Tepco aveva precedentemente annunciato.
La perdita di 300 tonnellate di liquido radioattivo risale a pochi giorni fa. L’acqua fuoriuscita aveva anche formato delle pozze in superficie estremamente pericolose.

“Non credo che sia stato danneggiato solo un serbatoio. Se si è verificata una perdita in un serbatoio allora significa che potrebbe succere anche in altri”, sostiene Shunichi Tanaka, presidente dell’Autorità nucleare giapponese.

Dall’11 marzo del 2011 quando lo tzunami ha devastato i reattori della centrale, la Tepco ha individuato cinque importanti perdite di liquido da un serbatoio alto 11 metri e con un diametro di 12.
In questi mesi la società ha continuamente realizzato test di tenuta sui 300 serbatoi, ma oggi sono stati rilevati nuovi valori radioattivi nei pressi del serbatoio di stoccaggio.

In totale, la Tepco ha installato circa mille serbatoi in prossimità dei reattori per cercare di contenere milioni di litri di acqua radioattiva provenienti dai sistemi di raffreddamento. Serbatoi montati in fretta, circa uno ogni due giorni. E’ per questo che sulla loro resistenza ci sono forti dubbi.

L’inquinamento radioattivo rappresenta un rischio reale per la salute delle popolazioni. A Fukushima la tensione sembra non dover finire mai. Dai primi risultati delle visite mediche effettuate su giovani dai 18 anni in giù, al momento del disastro è emerso che su 210.000 screening per il tumore alla tiroide, 18 sono risultati positivi. In altri 25, il cancro è in una fase iniziale. 150.000 persone devono ancora fare i controlli.

l’agenzia nucleare Giappone ha espresso l’intenzione di classificare come incidente di livello 3 la fuga di acqua contaminata avvenuta nei giorni scorsi. Il livello 3, nella scala internazionale che va da 1 a sette, descrive un guasto grave.


martedì 30 luglio 2013

BE: sistema di sorveglianza radioattività a valle di Mühleberg

BERNA - L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) istallerà entro la primavera 2014 un sistema di costante misurazione della radioattività nel fiume Aare a valle della centrale nucleare di Mühleberg (BE). La decisione è stata presa prima della rivelazione da parte della stampa della presenza di cesio 137 nel lago di Bienne.
"Misurazioni saranno effettuate ogni ora", ha spiegato oggi all'ats Daniel Dauwalder, portavoce all'UFSP. Un sistema analogo di raccolta di dati potrebbe anche essere messo in funzione a Hagneck (BE), prima che l'Aare si getta nel lago di Bienne, ha aggiunto Dauwalder, riferendosi a una informazione di radio regionali romande. Non è previsto che queste misure siano accessibili al pubblico.

Fino ad ora non esisteva una sorveglianza continua della radioattività dei corsi d'acqua. È proprio per colmare questa lacuna che il Consiglio federale ha approvato in primavera la richiesta dell'UFSP di rinnovare la sua rete automatica di misurazione della radioattività e di estenderla alle acque dell'Aare.

Sonde saranno immerse nel fiume per registrare costantemente la percentuale di radioattività dell'acqua . Nel caso in cui venga superata una certa soglia scatterà un allarme. L'informazione verrà quindi trasmessa alle autorità che potranno prendere provvedimenti urgenti.

La messa in opera di questa rete di misurazioni automatiche è ritenuta ancora insufficiente dal Partito pirata, che oggi ha lanciato una petizione intitolata "Trasparenza sulla radioattività nel lago di Bienne". Chiede al governo bernese, in collaborazione con l'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN) e le Forze motrici bernesi (FMB), di fare di tutto per assicurare una sorveglianza permanente delle acque dell'Aare a valle di Mühleberg e rendere pubblici i dati.